Giorni di magra

“Muovendomi con il traffico, mi domandavo quanto altri come me prendevano la strada semplicemente per sfuggire alla città. Giorno e notte, la città formicolava di traffico ed era impossibile credere che tutte quelle persone avessero una ragione purchessia per guidare”.

Chi scrive è John Fante, nel libro Sogni di Bunker Hill, l’ultimo romanzo del ciclo su Arturo Bandini, dettato dallo scrittore alla moglie, poco prima di morire. Fante, autore d’origini italiane, intriso d’America, ha scritto dal quartiere di Bunker Hill quasi tutti i suoi libri, sotto la funicolare di Angel’s Flight, tra le case vittoriane dello storico distretto di Downtown LA, scenografia prediletta dalle pellicole noir degli anni Cinquanta. Un giovane Arturo Bandini, nel romanzo Chiedi alla polvere, resta ad osservare la città dall’hotel St. Paul, percorrendo Bunker Hill, da solo, “vagavo per quelle strade e m’impregnavo di loro e della loro gente, come fossi fatto di carta assorbente”, insieme alle sue fantasie, pronte per essere messe sulla pagina, per diventare materia del suo primo romanzo: “Bandini, assurdamente impavido, che non teme nulla se non l’ignoto in un mondo di stupefacente mistero. Sono risorti i morti? I libri dicono di no, la notte grida di si.”

Ho letto per la prima volta Chiedi alla polvere a poco meno di 18 anni. Non avevo mai viaggiato da sola, non avevo mai messo piede, almeno per un soggiorno prolungato, in quelle camere anonime, che diventano il proprio decoro quotidiano per un paio di mesi. Non avevo mai chiesto ad una città di regalarmi qualcosa di sé, di darmi una possibilità, una seconda chance, di offrirmi una svolta, un cambiamento, una novità. Lo lessi in poco tempo e lo richiusi senza troppa difficoltà, senza tanto smarrimento. Non ci avevo poi capito così tanto delle ambizioni di Arturo Bandini, dei suoi sogni di Bunker Hill, delle sue velleità da scrittore, della sua esigenza di liberarsi dell’ossessione per una città rinchiudendola in una pagina.

“Los Angeles, dammi qualcosa di te! Los Angeles, vienimi incontro come ti vengo incontro io, i miei piedi sulle tue strade, tu, bella città che ho amato tanto, triste fiore nella sabbia.”

fireworks

Ho ripreso Chiedi alla polvere a pochi giorni dalla mia partenza per gli Stati Uniti, direzione Los Angeles. L’ho riletto in due giorni, di fronte all’oceano Atlantico in Portogallo. Ho ritrovato Bandini, quello che mi aveva sorpreso, stupito, lasciata perplessa. Il Bandini dalle facili disperazioni e dagli altrettanto rapidi entusiasmi, quello ansioso di vita, quando questa sembra sempre nascondersi altrove, “fame di vita in una terra di polvere, fame di cose da fare e da vedere”.

“Ho un consiglio molto semplice da dare a tutti i giovani scrittori. Non tiratevi mai indietro di fronte a una nuova esperienza. Vivete la vita fino in fondo, prendetela di petto, non lasciatevi sfuggire nulla.”

Leggenda vuole che la storia d’amore con la cameriera Camilla Lopez abbia un riflesso nella sua biografia, che la cameriera del Columbia Buffet sia davvero esistita e si sia persa nel deserto del Mojave. Battute secche, scrittura piana, prima persona singolare. La convinzione che anche i minuti più umilianti, la sconfitta, la vertigine del fallimento possa trasformarsi in materiale da raccontare: “Sono qui per una ragione ben precisa; questi momenti – il lato brutto della vita – si trasformeranno in altrettante pagine”. E poi, d’improvviso, splendide pagine liriche, che lasciano il fiato sospeso.

«Che fare, allora? Alzerò la faccia al cielo, balbettando e farfugliando con voce impaurita? Mi scoprirò il petto e lo percuoterò come un tamburo per attirare l’attenzione del mio Cristo? O non è forse più ragionevole che io mi ricopra e continui il cammino? Ci saranno momenti di confusione e momenti di desiderio, e altri in cui la mia solitudine verrà alleviata solo dalle lacrime che, come uccellini bagnati, verranno ad ammorbidire le mie labbra aride. Ma ci sarà consolazione e ci sarà bellezza, come l’amore di qualche fanciulla morta. Ci saranno risate soffocate e la quieta attesa della notte e una tenue paura dell’abbraccio avvolgente e derisorio della morte. E la notte verrà, e con essa i dolci oli delle mie marine, versati su di me da chi ho abbandonato per inseguire i sogni della mia gioventù. E io sarò perdonato, per questo e per altro, per Vera Rivken e per l’incessante battere d’ali di Voltaire, affascinante uccello, e perché mi sono fermato a osservarlo e a sentirne il canto. Tutto mi sarà perdonato, quando farò ritorno alla mia terra sul mare».

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Cattolico di famiglia, timoroso di Dio, Arturo Bandini si sente in colpa per i suoi sogni di gioventù, le aspirazioni, l’ossessione della scrittura. Si ritrova costretto a dire bugie alla sua famiglia, per poterla illudere che tutto vada bene, “a quelli che sono rimasti a casa potrete sempre mentire, tanto non amano la verità, non vogliono conoscerla, preferiscono credere che, prima o poi, anch’essi vi raggiungeranno in paradiso.”

Quando s’imbatte nella misteriosa Vera Rivken e va a letto con lei, si sente responsabile dei peccati del mondo, impuro, indegno perfino dei cinque dollari che sua madre gli spedisce una volta al mese, per finanziare la sua esistenza di scrittore squattrinato a Los Angeles, “i giorni grami, cieli azzurri senza mai una nuvola, un mare di azzurro giorno dopo giorno, e il sole che lo solca. I giorni dell’abbondanza…abbondanza di preoccupazioni, abbondanza di arance”, i giorni di magra, ma carichi di determinazione.

In riva all’oceano, sui granelli di sabbia, i gabbiani e il vapore freddo delle onde, immaginando già il Pacifico di fronte a me, anche io ho pensato che di ritorno alla mia terra sul mare, tutto mi sarà alla fine perdonato. Le sviste, gli errori di calcolo e di prospettiva, le dimenticanze e la noncuranza, le decisioni impulsive, la fretta, le follie ripetute, reiterate, i sogni che andavano scoraggiati, il tempo perso, le giornate passate ad aspettare, le utopie, le lezioni che non ho imparato, i biglietti aerei che non avrei mai dovuto comprare, i cambi d’indirizzo, l’eccessiva fiducia e la durezza. Ho immaginato che in tutta questa solitudine e smarrimento, ci sarà una lacrima di bellezza e di vita. E forse mi saranno rimessi tutti i peccati, come al giovane Arturo Bandini, e un giorno forse avrò la forza di chiedere perdono per gli sbagli, l’incoscienza e la stupidità. Un giorno.

Oggi faccio le valigie.

Images © Emiliano Ponzi

Soundtrack: il fado di Amália Rodrigues

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2 pensieri su “Giorni di magra

  1. Ilaria Moretti ha detto:

    Cara V.,
    capisco tutto e non riesco a dire altro. Solo buon viaggio. Quanto ai peccati…beh, tutto è troppo profondo, troppo incidente, troppo combaciante per poter fornire una risposta, un commento lucido. Quella sensazione è così netta in me che quasi non la distinguo dalla tua. Se può servire ti perdono io per quei peccati, perdoniamoci a vicenda per aver volato alto, troppo in alto fino al sole. Perdoniamoci per i sogni, e le fughe, e le velocità. Perdoniamoci per tutto. So che non ti vorrei diversa, né vorrei leggere diversamente cose così fonde che altrove, a me pare, non trovano spazio. Soumission letto. Ma mi butto sugli altri. Mi sa a cominciare da questo. Ah, ultima cosa. L’ho poi letto il tuo Camus. E ho pianto tanto. Avevi ragione. Lo vedi? Io non smetto di credere che un giorno, guardandoti indietro, non penserai che tutto ha una profonda coerenza, una profonda aderenza al tuo reale, l’unico che conta. Sono felice della tua partenza perché so che s’accompagnerà ad altre storie, e così altre parole. E così tutti, tramite te, ci sentiremo perdonati. Buon viaggio amica mia.

  2. Valeria ha detto:

    Cara Ilaria,
    grazie per tutto, per le tue parole, per esserci dietro ogni partenza, anzi accanto a me, leggera, sottovoce, in punta di piedi. Per saper leggere tra le righe questo assoluto bisogno di assoluzione che a volte mi affligge. Sì, hai ragione tu, perdoniamoci a vicenda e, ogni tanto, continuiamo a sbagliare.
    Da quando sono arrivata, io mi sono data agli autori locali, Bret Easton Ellis, Joan Didion, James Ellroy, sogni spezzati, lucidità e sangue a fiumi, thriller costruiti alla perfezione.

    Ti abbraccio forte dalla California

    V.

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