Tra i santuari della Grecia

Riscoprire la Grecia partendo da quello che la Grecia non è, ma soprattutto visitando templi, oracoli e santuari, per liberarsi, finalmente, di pregiudizi e cliché: “sono i posti migliori per certi addii”. “Oracoli, santuari e altri prodigi. Sopralluoghi in Grecia” è il secondo libro di viaggio della casa editrice Humboldt Books, realizzato in collaborazione con Quodlibet, e racconta il pellegrinaggio nei luoghi di culto della Grecia continentale. A firmare i testi è Dino Baldi, filologo e scrittore, con le immagini di Marina Ballo Charmet, fotografa alla ricerca di una nuova prospettiva del “sempre visto”, che lei stessa definisce come “il rumore di fondo della nostra mente”.

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LA SUGGESTIONE DEL MITO. “La prima cosa che si impara da un viaggio in Grecia è che spesso nelle piccole cose abitano spiriti giganteschi”. Ma soprattutto che nella bassa stagione, e lontano dai luoghi più turistici, si nasconde la verità. Il processo di democratizzazione della cultura classica ha comportato la diffusione di timpani, colonne, vasellame e mitologia nel più remoto angolo dell’Ellade, ma forse, come scrive Baldi, “mi sembra che conservino di più la memoria dell’antichità questi negozi di souvenir […] delle pietre corrose che gli archeologi tirano fuori a fatica dalla terra. La cosa migliore è non pensarci, lasciarsi andare e godersi questo accogliente pessimo gusto senza troppi pensieri”. Al giallo delle spighe e all’odore di gomma bruciata si mescolano le suggestioni dei miti, delle leggende, le creature di poeti e scrittori, qui celebrati con mausolei e statue, come personaggi storici. Il viaggio si fa strada nell’erudizione di Baldi, nel suo amore del mito e nelle acute riflessioni che alla lettura fantastica delle leggende greche contrappongono l’esperienza diretta, il camminare sui sassi, il trovarsi di fronte alle rovine, alle facce rugose, ai nomi allitterati dei greci.

TORNARE AD OSSERVARE. “La Grecia reale era il luogo meno adatto per ospitare la Grecia ideale”, scrive Dino Baldi e la Grecia qui non è più un luogo ma una fede, una religione, una di quelle che sono inculcate da piccoli e poi, anche quando sono ormai un ricordo, restano come un sostrato di sensi di colpa e abitudini. Il mito ha costruito la Grecia per noi, tanto da farci illudere di conoscerla già. Adepti del continuo ripiegamento su noi stessi, “forse ci siamo scordati come si fa a vedere, scrive Baldi, “appagati dalla vista interiore, abbiamo dato in appalto la vista originaria, ci affidiamo a visioni da catalogo che sono di tutti e di nessuno, e non siamo più in grado di dire nulla su quello che ci circonda”. L’orizzonte greco è decostruito, passo dopo passo, raccontato attraverso la leggenda, ma reso agli occhi del viaggiatore nella sua totale interezza contemporanea. “La Corinto moderna sfoggia un benessere fuorimoda e goffo come un vestito troppo largo”. La stessa Arcadia, tramandata a noi come paesaggio docile e bucolico, si svela brutale. Nel museo di Olimpia, doverosa corvée, i paragoni dei turisti edotti dalle guide, da Michelangelo a Bacon, fanno da colonna sonora ai sentieri che si diramano tra le statue, alle storie che prendono vita dalle capigliature divine, da indovini panciute, da dee imbronciate.

UNA MISCELLANEA FINALE. Arrivati alla fine del viaggio, altri racconti aspettano il lettore: Marco Rinaldi, che racconta il viaggio in Grecia del pittore Gastone Novelli; Maria Giovanna Cicciari, giovane film-maker, con i suoi appunti per un film sulla Grecia ispirati al libro di Hölderlin, “Hyperion”, scritto senza mai muoversi della Germania; un’introduzione semiseria alla cucina greca firmata da Alberto Saibene, per le urgenze culinarie, anche se alla fine “si viene condotti in cucina e si addita quello che si vuole mangiare”; informazioni su tratte e biglietti aerei e consigli utili per viaggiare nell’Ellade. Ma soprattutto resta la voglia di camminare, di lasciare che il racconto, anche quello fantastico, prenda il sopravvento sulla realtà, di offrirsi altre immaginazioni. “I racconti del mito e le cosmogonie nascono nella noia dei lunghi percorsi fatti a piedi. Mano a mano che si cammina e ci si guarda intorno le cose crescono, diventano enormi e pieni di vita, mentre gli uomini si fanno sempre più piccoli, fino a riprendere la misura giusta”.

 

Qui l’articolo pubblicato su OggiViaggi.

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