Guerrilla store e vetrine effimere nel Marais

Si definisce “guerrilla store”, semplicemente perché “non cerchiamo di piacere a tutti i costi ma portiamo avanti una lotta estetica ben precisa”. A metà tra la boutique chic e l’atelier creativo per adulti, il punto vendita biologico e la libreria impegnata, Moratoire, ultima vetrina effimera nel cuore del Marais, intende preservare la sua anima pedagogica e proporsi come luogo di scoperta, di stimolo, intellettuale, culinario e anche modaiolo. Al civico 12 di rue du roi de Sicile, nel cuore del quartiere, spuntato quasi dal nulla lo scorso marzo, come ogni pop-up store che si rispetti, Moratoire resterà aperto ai visitatori per tutta la primavera.

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IN LOTTA CON LE GRANDI MARCHE. “La scelta del Marais non è casuale”, spiega Tristan Bera, classe 1984, storico dell’arte e artista, coinvolto nel progetto, “è un quartiere che manca crudelmente di spazi di lotta impegnati e indipendenti dalle grandi marche e inoltre è un’area internazionale, che pullula di nazionalità differenti, grazie al turismo di massa, al pubblico delle gallerie e dei tanti saloni”. Insieme a Bera, provenienti da ambiti ed esperienze completamente differenti, ci sono anche Matthieu Blancher e Karim Adjab, uniti nell’intento di cimentarsi in un progetto commerciale etico in un ambiente urbano completamente saturo. Da qui la scelta di un ventaglio di prodotti alimentari ispirati alla tradizione giapponese e vegetariani (in collaborazione con il catering Roulé Boulé), una selezione di testi impegnati e l’esposizione e la vendita di veri e propri abiti da lavoro, calzini da città, calzature adatte all’asfalto urbano e, soprattutto, punto forte della collezione, tute da lavoro risalenti agli anni Cinquanta, scovate qualche anno fa, riammodernate e adattate alle esigenze contemporanee. Così, anche se le porte chiuderanno il 15 luglio, Moratoire punta su uno stile di vita destinato a durare, che non passa di moda. E che, soprattutto, come precisa Bera, necessita di una riflessione, un’esigenza reale, un approfondimento. “I testi selezionati arrivano direttamente dalle nostre librerie”, continua, “si tratta di una sorta di biblioteca engagée”, con libri che vanno da Sartre al marchese De Sade, “letture non solo impegnate ma anche impegnative”. Mentre, per l’angolo culinario, la cucina nipponica si sposa con le esigenze della vita urbana, con comodi formati take away e curiosi mix tra Giappone e Francia, come le dolci roll-cake al gusto di tarte tatin.

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IL CAPOSTIPITE DELL’EFFIMERO. Sempre nel Marais, si trova la vetrina effimera per eccellenza. Nello spazio della galerie Joseph, al civico 7 di rue Froissart (per esempio nel weekend del 23, 24 e 25 maggio, con abbigliamento, gioielli, accessori, ceramiche, oggetti di design…) o al 116 di rue de Turenne, apre i battenti regolarmente, almeno una volta ogni due mesi, la Boutique Ephémère, luogo di ritrovo di creativi, modaioli e semplici curiosi, nata nel 2011 da un’idea della creatrice Marthe Lazarus. Dotata di una vetrina on-line dal 2013, resta lo spazio ideale per scambiare idee, contatti e passaparola, la cornice giusta per fare del semplice atto della vendita un evento esclusivo. Effimero quindi, per gusto sì, ma anche per necessità, data l’impossibilità, soprattutto per i creatori emergenti, di far fronte all’affitto mensile e aprire una boutique personale nel cuore della capitale. Di necessità, Parigi fa dunque virtù e l’effimero fa sempre più tendenza.

OGNI ACQUISTO UN PESCIOLINO. Un pizzico di novità insomma per un quartiere come il Marais che, nonostante l’apertura compulsiva di atelier e boutique, resta come impaludato nello stesso stile di sempre, con scarse differenze tra una vetrina e l’altra. A cimentarsi con l’effimero, di recente, ci si è messa anche la maison Kenzo con “No Fish No Nothing”, al civico 11 di rue Debelleyeme, spazio appositamente dedicato alle vetrine temporanee. Dal 21 al 27 marzo scorso, in collaborazione con la Blue Marine Foundation, Kenzo ha inaugurato una vera e propria boutique digitale, dove poter scegliere e ordinare da uno schermo i pezzi della nuova collezione. A ogni acquisto, un nuovo pesciolino raggiungeva i suoi simili in una sorta di acquario digitale esposto in vetrina. Un’idea per associare impegno per l’ambiente e passione per la moda, sensibilizzando anche i turisti più frivoli del Marais alla lotta contro la pesca selvaggia.

DORMIRE. Per un soggiorno dotato di ogni comfort, nel cuore del Marais, l’indirizzo giusto è l’Hotel Turenne (al civico 6 di rue de Turenne). Interamente climatizzato, l’hotel offre 41 camere con accesso internet gratuito, servizio in camera, possibilità di colazione (con un supplemento di 14 euro) e servizio lavanderia. Camera doppia a partire da 107 euro. Per viaggi più economici, il gruppo Mije ha il suo ostello di riferimento nel quartiere al civico 6 di rue de Fourcy, a due passi dalla Maison Européenne de la Photographie, in un antico palazzo che offre più di 200 camere, postazioni internet (ma wi-fi a pagamento), lenzuola e coperte. Contare circa 30 euro a notte.

MANGIARE. Il Marais offre un ventaglio invidiabile di sapori e curiosità culinarie, dai falafel della rue des Rosiers alle delizie delle coloratissime panetterie ebraiche sparse nel quartiere. Per chi avesse voglia, invece, di una pausa in uno dei raffinati ristoranti nascosti nelle viuzze del quarto arrondissement, a due passi dalla Senna, al civico 16 di rue Charlemagne, c’è Chez Mademoiselle, fresco bistrot, ammodernato di recente, dalla cucina semplice ma ricercata (circa 35 euro per un pasto completo), con ingredienti tutti di stagione, e carni rigorosamente di qualità, reinterpretati creativamente da uno giovane chef. È consigliato il filetto di salmone impanato al sesamo bianco. Per sentirsi impegnati invece, anche a cena, il posto giusto è Les Philosophes, al 28 di rue Vieille du Temple, albero maestro del gruppo Caféine, di cui fanno parte anche tutti gli altri bistrot della strada, impegnati nell’offrire una cucina eticamente sana sotto la guida dello chef e attivista politico Xavier Denamur (il piatto del giorno a partire da 12 euro).

ARRIVARE. Si arriva a Parigi, o giù di lì, con Ryanair, collegamenti quotidiani a partire da 30 euro (con Ryanair, meglio prenotare il più presto possibile) da tutte le principali città. Tuttavia, mettete in conto almeno altri 16 euro di bus, per arrivare, con una corsa di circa un’ora e un quarto, dall’aeroporto di Beauvais a Porte Maillot, alle porte della città. Da lì, una fila di taxi è costantemente in attesa a disposizione dei passeggeri, altrimenti basta girare l’angolo, oltrepassando il centro commerciale, per trovare l’entrata della metro (linea 1). Con easyjet, collegamenti quotidiani da tutte le importanti città italiane, tra cui Pisa e Milano, a partire da 37 euro.

Qui l’articolo pubblicato su OggiViaggi.

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