Hollande in stile gangsta

Si chiama Pierre-Yves Bocquet, ha 40 anni, ed è uno degli uomini in giacca e cravatta che ogni mattina attraversano la rue du Faubourg Saint-Honoré per arrivare puntuali in ufficio. E non in un ufficio qualunque, ma all’Eliseo, nel cuore dell’ottavo arrondissement di Parigi. C’è però una parte della Francia che lo conosce, anzi lo legge, sotto il nome di Pierre Evil, critico musicale gagliardo, di quelli che non la mandano a dire, appassionato e cultore di gangsta-rap. Da circa due settimane, tuttavia, Evil, la metà oscura, è stato messo in cantina, in favore di Bocquet, l’alto funzionario, nuovo paroliere di François Hollande, la cui missione sarà quella di impiegare il suo estro letterario al servizio dello stato e scrivere i discorsi, le prefazioni e gli interventi del primo uomo di Francia. Anche se, hanno precisato gli uomini del presidente, non si tratterà di redigerli dall’inizio alla fine ma solo di “preparare”, una sorveglianza speciale alla sintassi e allo stile, insomma, perché “Hollande ama scrivere da solo i suoi discorsi”.

Così Hollande cambia stile e, quando ha deciso di regalarsi un ghost writer nuovo di zecca, non ha dovuto fare molta strada. Bocquet era, infatti, già in carica presso il governo, precisamente agli affari sociali. La sua militanza negli ambienti politici, però, comincia durante gli studi, quando è tra gli eletti del più grande sindacato studentesco di Francia (UNEF). La carriera all’Eliseo debutta, invece, nel 2000, presso l’ufficio di Elisabeth Guigou, ministro del Lavoro ai tempi di Lionel Jospin. Adesso Bocquet prende il posto di Paul Bernard, che lascia il calamo di stato per ragioni personali, secondo quanto indicato dalle fonti ufficiali.

pierre-evil-gangsta-rap

Una notizia che ha destato l’attenzione, soprattutto per l’anima nascosta di Bocquet e per la sua doppia vita: alto funzionario discreto di giorno, critico musicale sovversivo di notte. Pur restando sempre anonimo, infatti, si era già fatto notare ai tempi in cui era redattore musicale per il magazine culturale Chronic’art, per lo stile hardcore e soggettivo, con incursioni inaspettate nella sociologia alla Bourdieu. Fred Hanak, giornalista e suo ex collega, nonostante non l’abbia mai incontrato di persona, ne dice meraviglie: “Evil sa di cosa parla, prende il tempo necessario per capire le parole, non fa mai errori, usa i riferimenti con maestria e non bada certo ad accattivarsi gli artisti”. Per lui, Bocquet anzi Evil, è tra i tre migliori critici francesi di rap, nonostante la sua conoscenza del rap domestico lasciasse a desiderare. “Evil è come Chirac”, continua Hanak, “un mago nella politica estera, scarso in politica interna”. Cyril de Graeve, che fu suo caporedattore sempre presso Chronic’art, lo ricorda come un uomo senza particolari stravaganze, vestito con poca fantasia ed eccentricità, tutto il contrario dei suoi articoli. “Si faceva vedere poco, lavorava per noi in maniera sporadica e come volontario”. Bocquet ha anche firmato con il suo pseudonimo (che, non ce ne voglia, fa un po’ sorridere) Pierre Evil, il libro Gangsta-Rap, pubblicato nel 2005 dalle edizioni Flammarion, il volume Detroit Sampler, in uscita, e un documentario per ARTE, nel 2008. Bocquet sarebbe quindi avvolto da un’aura di mistero. I suoi stessi colleghi non sapevano nulla della sua vita e, secondo quanto ha riportato Le Monde, gli anelli brillanti e massicci che sfoggiava alle mani hanno destato più di un pettegolezzo tra i corridoi.

Hollande, la cui presidenza era stata salutata con il terribile epiteto di “normale”, si sta rivelando ai francesi ben più stravagante di quanto abbia lasciato intuire due anni fa. Dopo l’affaire Gayet che ne ha rivelato le improbabili doti di tombeur de femme, adesso Hollande sembra seguito a vista dalla stampa che non perde occasione di metterne in rilievo stranezze e mondanità. Che sia uno stratagemma per recuperare terreno e affrontare il più basso tasso di popolarità nella storia della repubblica francese? I sondaggi hanno rivelato, infatti, come la love story con l’attrice francese abbia incrementato l’approvazione dei cittadini per il loro presidente, che non ha invertito la curva della disoccupazione ma almeno si è conquistato un po’ di spazio in più sui giornali. Questo non ha impedito, tuttavia, a Hollande di mantenere il record del 71% di impopolarità, soprattutto dopo la sonora sconfitta delle municipali, un tasso superato solo dal suo ex primo ministro Ayrault, in pole position con il 74%.

In ultimo, per quanto riguarda la sua nuova penna, che i sostenitori di François il Normale non si spaventino. Pierre Evil, ricercato disperatamente per portare un po’ di carisma nel grigio Eliseo, ha sì un nome d’arte da figlio del Bronx ma si presenta con un curriculum d’eccezione e ha gli assi nella manica necessari per ogni francese che voglia bussare alle porte dei palazzi importanti: la rispettabile Sciences Po e l’ENA, la scuola nazionale d’amministrazione, con sede a Strasburgo, che ha visto sui banchi di scuola anche Chirac, Valéry Giscard D’Estaing e lo stesso Hollande, biglietti da visita che di solito fanno brillare gli occhi a ogni francese vecchia scuola che si rispetti, ben più importanti anche della sua decantata ars oratoria.

 

Qui l’articolo pubblicato su Doppiozero.

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