Anatomia dell’irrequietezza

In questi ultimi giorni, ho lavato le mani un centinaio di volte, le mie e quelle di altri due esserini sotto il metro d’altezza. Ho disinfettato la tastiera del computer e quella del telefono. Bevo spremute, proteggo la gola dal freddo e ho limitato le uscite. La vita, che per me scorreva già diluita e al rallentatore, ritmata dai tempi della maternità, ha subito un’ulteriore battuta d’arresto, confinandomi non solo nel mio appartamento, ma anche in una scatola nera di timori e angosce senza data di scadenza.

Personalmente, mi sono lasciata contagiare, anzitempo, dalla paura della malattia. Da circa tre settimane, vivo con l’angoscia del colpo di tosse, con il timore di sentire una fronte un po’ più calda del solito quando metto al letto i miei figli, che la malattia entri a casa dei miei cari o, in generale, che devasti una regione già fiaccata dalla mancanza di risorse. Vivo, anzi sopravvivo, con la paura che un incidente, una casualità, un bisogno improvviso mi costringa a cercare un medico, un posto in ospedale e che questi non siano disponibili. Sono caduta nel tranello della ricerca spasmodica di informazioni, trovando conforto solo nella carta stampata, quella che, posata sul comodino, non cambia, non aumenta, non si aggiorna. Pagine che trovano il tempo e la volontà di spiegare senza urlare, di raccontare effetti collaterali e retroscena senza rincorrere i clic e le visualizzazioni.

A mettere il naso fuori, gli altri non se la passano meglio. Lasciando da parte chi continua a fare finta di niente, a sottovalutare rischi e pericoli, per se stessi e per gli altri, vedo sfilare su internet decaloghi per resistere alla clausura coatta, regole e idee per vivere meglio a casa, suggerimenti e risorse per sfidare la noia e l’incertezza. Mai come ora, tutto questo tempo, diluito, rallentato, l’impossibilità di fare piani, la totale perdita di controllo sul futuro ci spiazza e delle nostre esistenze sottomesse al caso quasi non sappiamo che farcene.

Una riflessione s’impone su tutta questa irrequietezza che ci assale.

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