Parigi: allerta meteo e misure anti-inquinamento

Vagoni della metropolitana rigurgitanti di viaggiatori. Autobus pieni e, complice anche il bel tempo, biciclette e skate che invadono le strade della capitale. Tutta Parigi, lo scorso fine-settimana, si è mobilizzata per abbassare il livello di smog alla notizia che la quantità di polveri sottili provenienti dal Nord del paese avesse raggiunto un picco massimo nella regione Ile-de-France, nel Centro e nel Rodano.

La foto della Tour Eiffel avviluppata da una densa cortina di smog ha fatto il giro del mondo e, in tempi di municipali in arrivo, la città di Parigi è corsa subito ai ripari, con un provvedimento anti-inquinamento a effetto immediato. Da martedì 11, i residenti hanno usufruito del parcheggio gratuito. Durante il fine-settimana, i trasporti in comune, Autolib’ e Velib’ (il servizio di auto e biciclette pubbliche a noleggio della città) sono stati completamente gratuiti e, lunedì 17 marzo, la città ha indetto la circolazione a targhe alterne e il blocco dei veicoli a numero pari. Bambini e anziani sono stati invitati a restare a casa, le attività di manutenzione sono state ridotte al minimo indispensabile, per limitare la circolazione dei veicoli municipali non elettrici, e l’amministrazione ha sollecitato, infine, la consultazione di siti di car-sharing e la condivisione dell’auto tra colleghi. Misure che, almeno stando ai numeri, sembrano aver funzionato: nella sola giornata di venerdì 14 marzo, la locazione del Velib’ è aumentata del 130%, e in generale si è riscontrato un aumento del 61% del noleggio di corta durata nelle 4 giornate, e quella delle Autolib’ del 37%.

© Getty Images

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L’allerta inquinamento ha smorzato l’entusiasmo per questo primo scampolo di primavera. Anzi, sembra che sia stato proprio il caldo inatteso, con l’assenza di vento, a incrementare la concentrazione di smog in città, che ha sfiorato il record di Pechino. Le sere fredde e il riscaldamento elevato del mattino hanno contribuito a trattenere e intrappolare le particelle di smog, rimaste a galleggiare nell’atmosfera. Così, almeno tre quarti della Francia, capitale inclusa, hanno raggiunto e superato i livelli massimi di inquinamento per numerosi giorni. I meteorologi hanno annunciato temperature più fredde per le prossime settimane, fenomeno che dovrebbe ridurre il tasso di smog nell’atmosfera.

La città di Parigi si dichiara impegnata da 13 anni sul fronte della lotta all’inquinamento. La capitale vanta un sistema di trasporti pubblici capillare e invidiabile: almeno il 95% dei parigini, infatti, abita a meno di 600 metri da una stazione della metropolitana o della RER, il treno interurbano. Ma non solo, circa 371 km di piste ciclabili incorniciano le strade della città. L’operazione “Paris Respire” coinvolge 11 quartieri, bloccando la circolazione delle auto durante la giornate tutte le domeniche e i giorni festivi. Secondo uno studio del 2011 di Airparif, ente che vigila sulla qualità dell’aria a Parigi, almeno il 51% delle polveri sottili più pericolose proviene dal traffico automobilistico. Infine, i parigini sembrano coltivare da sé una vocazione al pollice verde, con giardini condivisi sparsi nella città e corsi di giardinaggio biologico. E, tra i provvedimenti presi dall’amministrazione, non si può certo dire che non si badi ai dettagli: dal 1° gennaio 2015, anche il fuoco di un semplice caminetto sarà proibito, per limitare la quantità di polveri sottili nell’aria. Tuttavia non sono state poche le critiche internazionali a un’amministrazione disattenta e corsa ai ripari solo all’ultimo minuto. E il malcontento trionfa anche tra i cittadini stessi. Su twitter, si rincara la dose, con frecciatine al sindaco, e c’è chi suggerisce, come unica soluzione possibile, il gas di scisto, fulcro delle più accese polemiche ambientaliste durante lo scorso anno, di cui la Francia possiede riserve considerevoli pari a circa 3.870 miliardi di metri cubi.

Intanto, in attesa delle municipali di fine marzo, dopo aver occupato il dibattito pubblico per una settimana, il tema dell’inquinamento diventa il banco di prova per le due candidate. Per Nathalie Kosciusko-Morizet, candidata dell’UMP, la soluzione si chiama Zapa (zona d’azione prioritaria per la qualità dell’aria), perimetri circoscritti, dove vietare la circolazione agli autobus turistici e ai veicoli pesanti. Per la candidata socialista, invece, Anne Hidalgo, si dovrebbe innanzitutto ridurre il limite di velocità e distinguere i veicoli con degli adesivi che ne indichino il livello potenziale di inquinamento. Sono tutti d’accordo nell’incoraggiare il car-sharing e i veicoli elettrici, ma soprattutto si schierano su un fronte comune contro l’avanzata del diesel. C’è chi rilancia con un investimento da capogiro sulla bicicletta, pensando a un incentivo economico per chi intende acquistarne una, e chi risponde con un sistema tecnologico per migliorare la ventilazione dell’aria nella metropolitana. Intanto, la reazione dei cittadini è scettica. La campagna stenta a mobilitare gli animi e a risvegliare le passioni. Serpeggia non poca delusione per questa allerta scattata solo quando la Tour Eiffel, improvvisamente, è scomparsa all’orizzonte. E, almeno finora, una propaganda che si combatte essenzialmente sui social network e non sui programmi politici non è di buon auspicio. In ultimo, la candidata di centro destra, intervistata di recente, ha ammesso, con non poca vergogna, di non conoscere nemmeno il prezzo di un biglietto della metro. Notizia che non lascia ben sperare.

Qui la versione dell’articolo pubblicata da Lettera43.it.

Pinguini gay e poliziotti nudi: caccia al libro proibito in Francia

In Francia, torna l’indice dei libri proibiti. Non contenti delle manifestazioni, del giorno della collera, dei cortei che hanno attraversato Parigi, i militanti contro la teoria del genere mettono sotto assedio le biblioteche municipali. Forti dell’incoraggiamento da parte di Jean-François Copé, a capo del partito di Sarkozy, che il 9 febbraio scorso si è scagliato contro “Tous à Poil !”, (edizioni Rouergue), un volumetto per bambini in cui gli autori si sono divertiti a mostrare in costume adamitico i personaggi che popolano la vita quotidiana dei più piccoli: dal cane alla babysitter, dal poliziotto al mago. Uscito nel 2011, il libro, e i suoi autori, hanno invaso di recente le prime pagine dei giornali in seguito alla polemica, dai toni non poco ridicoli, portata avanti dal presidente dell’UMP, che ha intravisto nei disegni di Marc Daniau e Claire Franek un oggetto di propaganda marxista e un’istigazione alla lotta di classe: “già dal titolo, non mi sembra un oggetto di alta letteratura per bambini”, ha dichiarato durante una conferenza stampa, “inoltre, gli autori svestono quelli che, agli occhi dei bambini, rappresentano l’autorità: la babysitter, il poliziotto, il presidente”, continua, “è come dire ai bambini: l’autorità non serve a niente”.

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Immagine da “Tous à poil !”

Preso alla lettera da un folto e agguerrito stuolo di manifestanti, che non aspettavano altro che la sua benedizione, Copé ha innescato una vera e propria caccia al libro. E, sull’indice dei militanti, sono finiti altri insospettabili libri per bambini, come “Tango à deux papas” (edizioni Le Baron Perché), la storia vera per immagini di una coppia omosessuale di pinguini, di Béatrice Boutignon, e “Jean a deux mamans” (Loulou et compagnie), un invito alla comprensione dell’omosessualità. Incriminato anche “Papa porte une robe” (Seuil), letteralmente “Papà indossa un vestito”, la storia di un pugile costretto a fare la ballerina per sfamare la famiglia. Si sfiora la pornografia, sempre secondo Copé, in “Les Chatouilles” (Thierry Magnier), le avventure notturne di una bimba insonne che, per svegliare il fratellino, decide di fargli il solletico. Finisce nella lista nera anche “Dînette dans la tractopelle” (Talents Hauts), fantasia per immagini intorno a un catalogo di giocattoli dove i giochi per i bambini non vogliano separarsi da quelli per le bambine. Infine, bollato come un’apologia del cambio di sesso, “Mademoiselle Zazie a-t-elle un zizi?”, letteralmente “Mademoiselle Zazie ha il pisellino?”, (Nathan), rievocazione delle più innocue domande infantili sulla sessualità.

Bibbia ufficiale dei difensori della moralità è il blog Salon Beige, affiliato al movimento Printemps Français, principale promotore delle manifestazioni contro il matrimonio omosessuale. Il sito, che si autodefinisce “blog quotidiano d’attualità laica cattolica”, aggiorna i lettori sulle ultime azioni, sulle marachelle dell’immigrato di turno, raccomanda agli utenti negozi e punti vendita di oggetti sacri, nonché corsi di religione per corrispondenza, e, dal mese di febbraio, è fiero di annunciare agli internauti un’altra novità: una lista di tutte le “biblioteche ideologiche” in Francia, dove bambini e genitori potrebbero correre il rischio d’imbattersi in opere che attentano all’innocenza infantile. Seguono le coordinate di tutte le biblioteche incriminate e suggerimenti su come agire: recarsi sulla scena del delitto e chiedere il ritiro dei libri, scrivere al sindaco, informare i genitori. La reazione del Ministro della Cultura, Aurélie Filippetti, è stata ferma sì ma poco efficace, limitandosi a denunciare tali “attacchi scandalosi” contro le biblioteche, che sono soprattutto degli “spazi di libertà”.

Immagine da "Tango à deux papas"

Immagine da “Tango à deux papas”

Lo stesso internet, spazio di libertà per eccellenza, è ormai preso di mira. E sulle schede amazon dei libri incriminati, si assiste al pullulare di commenti d’ogni tipo. Non manca chi si scaglia contro un sussidiario di matematica “tendenzioso”, per via di un problema posto ai bambini: gli abitanti di un paesino in un pianeta immaginario scelgono ogni giorno di poter essere maschi o femmine, calcolare le percentuali. E, in un clima alla Fahrenheit 451, dove i militanti hanno occhi e orecchie dappertutto, la reazione alla notizia che Arte, il canale televisivo franco-tedesco, avrebbe mandato in onda il film “Tomboy” (dove una ragazzina si fa passare per un maschietto) non si è fatta attendere. Centinaia di telefonate hanno intasato il centralino della tv, richiamando Arte alla sua vera missione, quella di trasmettere programmi culturali e non di fare propaganda alla teoria del genere.

Bersaglio dei militanti è, infine, il dispositivo “ABCD de l’Egalité”, messo a punto dal Ministero dell’Educazione Nazionale e dal Ministero per i Diritti delle Donne, per contrastare la formazione di stereotipi e pregiudizi sin dalla più tenera età, lanciato quest’anno in 600 classi elementari, per una prima valutazione preliminare. L’ABCD de l’Egalité consiste in una serie di testi, risorse e attività, a disposizione di alunni e insegnanti, dove figurava anche il terribile “Tous à poil !”. Per salvare le apparenze, e rendersi inattaccabile, il governo si è limitato a ripulire astutamente la lista delle opere facenti parte dell’ABCD dell’uguaglianza, lanciato dal Ministero dell’Educazione Nazionale. Ma, che non si dica in giro che il governo francese abbia finito per cedere alle pressioni dei manifestanti: “Tous à poil !” è ancora nella lista, non più tra le “attività pedagogiche” consigliate ma tra le “risorse complementari” indicative. E tali risorse non sono più “selezionate” e “da utilizzare in classe”, ma semplicemente “recensite” e “da consultare per gli insegnanti”.

Per ora, nonostante l’amarezza davanti a cotesto retrogrado esprit du temps, la polemica di Copé sembra esser caduta nel ridicolo, soprattutto dopo il suo ultimo (voluto?) gioco di parole, secondo il quale i partiti debbano mettersi a nudo per favorire la trasparenza, e “Tous à poil !”, grazie all’inaspettata pubblicità, è tra i libri più venduti dell’anno. Ma, tornando alle pagine incriminate, come finisce la storia? “Tutti si spogliano”, racconta l’autrice Claire Franek, “è la vita in tutta la sua più grande banalità”. Nessuna strage di mogli come in Barbablu, nessuna mela avvelenata, nessuna apologia della bellezza perfetta, come in Biancaneve, niente soprusi di sorellastre, niente fanciulle rinchiuse nelle torri e niente attesa del principe azzurro. Nell’ultima pagina, ci si tuffa nell’oceano, tutti nudi, in un’esplosione di gioia collettiva. Un lieto fine, più innocuo e forse ben più desiderabile dei tanti matrimoni e “vissero felici e contenti” ai quali il monopolio Disney, purtroppo, ci ha abituato.

Qui l’articolo pubblicato su Lettera43.