Pinguini gay e poliziotti nudi: caccia al libro proibito in Francia

In Francia, torna l’indice dei libri proibiti. Non contenti delle manifestazioni, del giorno della collera, dei cortei che hanno attraversato Parigi, i militanti contro la teoria del genere mettono sotto assedio le biblioteche municipali. Forti dell’incoraggiamento da parte di Jean-François Copé, a capo del partito di Sarkozy, che il 9 febbraio scorso si è scagliato contro “Tous à Poil !”, (edizioni Rouergue), un volumetto per bambini in cui gli autori si sono divertiti a mostrare in costume adamitico i personaggi che popolano la vita quotidiana dei più piccoli: dal cane alla babysitter, dal poliziotto al mago. Uscito nel 2011, il libro, e i suoi autori, hanno invaso di recente le prime pagine dei giornali in seguito alla polemica, dai toni non poco ridicoli, portata avanti dal presidente dell’UMP, che ha intravisto nei disegni di Marc Daniau e Claire Franek un oggetto di propaganda marxista e un’istigazione alla lotta di classe: “già dal titolo, non mi sembra un oggetto di alta letteratura per bambini”, ha dichiarato durante una conferenza stampa, “inoltre, gli autori svestono quelli che, agli occhi dei bambini, rappresentano l’autorità: la babysitter, il poliziotto, il presidente”, continua, “è come dire ai bambini: l’autorità non serve a niente”.

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Immagine da “Tous à poil !”

Preso alla lettera da un folto e agguerrito stuolo di manifestanti, che non aspettavano altro che la sua benedizione, Copé ha innescato una vera e propria caccia al libro. E, sull’indice dei militanti, sono finiti altri insospettabili libri per bambini, come “Tango à deux papas” (edizioni Le Baron Perché), la storia vera per immagini di una coppia omosessuale di pinguini, di Béatrice Boutignon, e “Jean a deux mamans” (Loulou et compagnie), un invito alla comprensione dell’omosessualità. Incriminato anche “Papa porte une robe” (Seuil), letteralmente “Papà indossa un vestito”, la storia di un pugile costretto a fare la ballerina per sfamare la famiglia. Si sfiora la pornografia, sempre secondo Copé, in “Les Chatouilles” (Thierry Magnier), le avventure notturne di una bimba insonne che, per svegliare il fratellino, decide di fargli il solletico. Finisce nella lista nera anche “Dînette dans la tractopelle” (Talents Hauts), fantasia per immagini intorno a un catalogo di giocattoli dove i giochi per i bambini non vogliano separarsi da quelli per le bambine. Infine, bollato come un’apologia del cambio di sesso, “Mademoiselle Zazie a-t-elle un zizi?”, letteralmente “Mademoiselle Zazie ha il pisellino?”, (Nathan), rievocazione delle più innocue domande infantili sulla sessualità.

Bibbia ufficiale dei difensori della moralità è il blog Salon Beige, affiliato al movimento Printemps Français, principale promotore delle manifestazioni contro il matrimonio omosessuale. Il sito, che si autodefinisce “blog quotidiano d’attualità laica cattolica”, aggiorna i lettori sulle ultime azioni, sulle marachelle dell’immigrato di turno, raccomanda agli utenti negozi e punti vendita di oggetti sacri, nonché corsi di religione per corrispondenza, e, dal mese di febbraio, è fiero di annunciare agli internauti un’altra novità: una lista di tutte le “biblioteche ideologiche” in Francia, dove bambini e genitori potrebbero correre il rischio d’imbattersi in opere che attentano all’innocenza infantile. Seguono le coordinate di tutte le biblioteche incriminate e suggerimenti su come agire: recarsi sulla scena del delitto e chiedere il ritiro dei libri, scrivere al sindaco, informare i genitori. La reazione del Ministro della Cultura, Aurélie Filippetti, è stata ferma sì ma poco efficace, limitandosi a denunciare tali “attacchi scandalosi” contro le biblioteche, che sono soprattutto degli “spazi di libertà”.

Immagine da "Tango à deux papas"

Immagine da “Tango à deux papas”

Lo stesso internet, spazio di libertà per eccellenza, è ormai preso di mira. E sulle schede amazon dei libri incriminati, si assiste al pullulare di commenti d’ogni tipo. Non manca chi si scaglia contro un sussidiario di matematica “tendenzioso”, per via di un problema posto ai bambini: gli abitanti di un paesino in un pianeta immaginario scelgono ogni giorno di poter essere maschi o femmine, calcolare le percentuali. E, in un clima alla Fahrenheit 451, dove i militanti hanno occhi e orecchie dappertutto, la reazione alla notizia che Arte, il canale televisivo franco-tedesco, avrebbe mandato in onda il film “Tomboy” (dove una ragazzina si fa passare per un maschietto) non si è fatta attendere. Centinaia di telefonate hanno intasato il centralino della tv, richiamando Arte alla sua vera missione, quella di trasmettere programmi culturali e non di fare propaganda alla teoria del genere.

Bersaglio dei militanti è, infine, il dispositivo “ABCD de l’Egalité”, messo a punto dal Ministero dell’Educazione Nazionale e dal Ministero per i Diritti delle Donne, per contrastare la formazione di stereotipi e pregiudizi sin dalla più tenera età, lanciato quest’anno in 600 classi elementari, per una prima valutazione preliminare. L’ABCD de l’Egalité consiste in una serie di testi, risorse e attività, a disposizione di alunni e insegnanti, dove figurava anche il terribile “Tous à poil !”. Per salvare le apparenze, e rendersi inattaccabile, il governo si è limitato a ripulire astutamente la lista delle opere facenti parte dell’ABCD dell’uguaglianza, lanciato dal Ministero dell’Educazione Nazionale. Ma, che non si dica in giro che il governo francese abbia finito per cedere alle pressioni dei manifestanti: “Tous à poil !” è ancora nella lista, non più tra le “attività pedagogiche” consigliate ma tra le “risorse complementari” indicative. E tali risorse non sono più “selezionate” e “da utilizzare in classe”, ma semplicemente “recensite” e “da consultare per gli insegnanti”.

Per ora, nonostante l’amarezza davanti a cotesto retrogrado esprit du temps, la polemica di Copé sembra esser caduta nel ridicolo, soprattutto dopo il suo ultimo (voluto?) gioco di parole, secondo il quale i partiti debbano mettersi a nudo per favorire la trasparenza, e “Tous à poil !”, grazie all’inaspettata pubblicità, è tra i libri più venduti dell’anno. Ma, tornando alle pagine incriminate, come finisce la storia? “Tutti si spogliano”, racconta l’autrice Claire Franek, “è la vita in tutta la sua più grande banalità”. Nessuna strage di mogli come in Barbablu, nessuna mela avvelenata, nessuna apologia della bellezza perfetta, come in Biancaneve, niente soprusi di sorellastre, niente fanciulle rinchiuse nelle torri e niente attesa del principe azzurro. Nell’ultima pagina, ci si tuffa nell’oceano, tutti nudi, in un’esplosione di gioia collettiva. Un lieto fine, più innocuo e forse ben più desiderabile dei tanti matrimoni e “vissero felici e contenti” ai quali il monopolio Disney, purtroppo, ci ha abituato.

Qui l’articolo pubblicato su Lettera43.

Francia e omofobia: ritorno al passato

L’ultimo fine-settimana, a Parigi, due manifestazioni hanno attraversato la città. Le prime bandiere si sono levate sabato 1° febbraio, nei dintorni di Place Joffre, nel settimo arrondissement, dirette verso l’ambasciata spagnola, in segno di protesta contro il progetto di legge del governo Rajoy che  fa dell’aborto un reato depenalizzato, giustificabile solo in caso di pericolo per la salute fisica e psicologica della donna o se questa è stata vittima di stupro, precedentemente denunciato. In tanti hanno raccolto l’invito a manifestare il proprio dissenso, dai socialisti ai comunisti, uniti per difendere la libertà delle donne, in Spagna e nel mondo.

La risposta, tuttavia, non s’è fatta attendere. Solo il giorno dopo, domenica 2, Parigi è stata invasa dalla furia reazionaria della Manif pour tous (Manifestazione per tutti), inevitabile sfogo di collera e tensione di una settimana travagliata in Francia. Tutto, infatti, è cominciato circa dieci giorni fa, quando i tranquilli focolari francesi sono stati turbati da un sms anonimo, che informava padri e madri di famiglie timorati di Dio che la scuola avrebbe cominciato a insegnare ai loro bambini la fantomatica “teoria del genere”, ma non solo. Sarebbero seguiti accenni alla natura omosessuale e alla pratica della masturbazione. Conseguenza di tale allerta, una giornata, lunedì 27 gennaio, in cui i bambini sono rimasti a casa, al sicuro da ogni eventuale “vague” di liberalismo scolastico. Decine di migliaia di persone, armate delle bandiere rosa e blu, colori ormai tristemente associati all’omofobia qui in Francia, hanno sfilato quindi domenica tra Champ-de-Mars e Denfert-Rochereau, trascinandosi dietro i propri figli, che, intervistati, sapevano ben poco delle ragioni della marcia, e protestando contro la riforma della famiglia del ministro Taubira, la maternità surrogata, la procreazione assistita per le coppie lesbiche, la sedicente “lobby” Lgbt e, soprattutto, l’insegnamento dell’uguaglianza dei sessi a scuola.

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Ludovine de la Rochère, presidente dell’associazione Manif pour tous, insorge contro “l’Abc dell’uguaglianza”, una sorta di manuale proposto dal Ministero dell’Educazione francese, che dovrebbe aiutare a dissipare gli stereotipi maschili e femminili sin dalla più tenera età. Frainteso dai manifestanti, il libello è ormai il simbolo di un governo che s’impegna, secondo la Rochère, a “diluire il legame tra padre-madre-bambino e contrastare l’alterità tra uomo e donna”. A galvanizzare le ire dei cattolici integralisti, anche un manipolo di francesi musulmani, muniti di striscioni, a gridare il loro “no” al matrimonio omosessuale. “Un bene che siano venuti anche loro”, ha riportato il sito Rue89, che ha intervistato i manifestanti, “noi cattolici siamo troppo tranquilli”.

Un identico corteo ha dato il meglio di sé domenica 26 gennaio, per il cosiddetto “Jour de colère”, letteralmente “Giorno di collera”, un vero e proprio Dies Irae che ha ben poco dell’armonia della composizione mozartiana. Riuniti per l’amore della Francia e del bene comune, con il pretesto della ormai trasfigurata libertà d’espressione, armati di improbabili cornamuse e striscioni con “Liberté, Egalité, Dieudonné“, c’erano anti-semiti, omofobi, partigiani della cosiddetta “Primavera francese”, mai così grigia come quest’anno, a levare il dito medio, e non solo metaforicamente, contro ilgoverno Hollande, che favorisce emigrazione, omosessualità e non si preoccupa dei suoi francesi purosangue, afflitti dalla disoccupazione (ma con un sussidio non poco rilevante che arriva puntuale sui conti in banca ogni mese).

Un brivido di esultanza avrà sicuramente percorso la schiena dei circa 100.000 manifestanti che hanno sfilato per la Francia il 2 febbraio, quando il primo ministro Jean-Marc Ayrault ha dichiarato che la temuta riforma sulla famiglia è annullata, almeno fino al 2015. L’ennesima conferma della debolezza della sinistra francese, esitante e succube dell’integralismo del popolo.

La storica e tradizionale libertà francese s’è ormai svuotata di significato. La stessa parola “genere” ormai provoca sussulti e subisce la censura ufficiale del governo, che non ha esitato a sospendere unciclo di conferenze universitarie sul tema, bloccare la pubblicazione di un libro intitolato “Déjouer le genre” e sostituire il termine incriminato con il più cauto binomio “garçon-filles”, “ragazzi-ragazze“. L’uguaglianza s’è ormai dissolta con la benedizione del genio d’oro della Bastiglia, tappa obbligata di ogni manifestazione che si rispetti. E la fraternità, ahimè, non si vede più, almeno dai primi scontri in banlieue, una decina d’anni fa. Paese rivoluzionario per eccellenza, la Francia sembra essere scivolata nel più squallido furore reazionario.

Fieri del loro successo, e dell’ovvia impressionante copertura mediatica, i manifestanti della domenica saranno tornati soddisfatti e gonfi d’amor patrio ai loro sacri talami. Probabilmente prendendo la metropolitana, che ormai da settimane è tappezzata di pubblicità di siti d’incontri on-line per coppie annoiate e alla ricerca di una piccola fuga extra-matrimoniale, ultime vestigia del libertinismo francese, unico segno tangibile dell’emancipazione sessuale, misera illusione della più infima delle libertà.

 

Qui l’articolo pubblicato su FQParigi, il blog parigino de Il Fatto Quotidiano.